Martorano


Giovanni (Guido) Barbanti, 44 anni.
Mercante di bestiame.

Otello (Gino) Fusconi, 17 anni.
Fratello del partigiano Giuseppe Fusconi.

Guglielmo Urbini, 43 anni, operaio.
Padre di Giovanni Urbini partigiano dell’8a Garibaldi.
Nell’aprile 1944 i partigiani di Cesena misero a punto una serie di azionidi e atti di sabotaggio contro i fascisti; in due di queste azioni, il 26 e il 28 aprile 1944, i partigiani uccisero due militi del battaglione “Venezia Giulia”.
Il capo della provincia di Forlì inasprì le norme sul coprifuoco e ordinò che fosse operato un rastrellamento a Cesena, con particolare attenzione alle frazioni note per la presenza di antifascisti.
Nell’operazione eseguita dalla GNR sotto la direzione del comando provinciale di Forlì, i fascisti avevano l’ordine di: setacciare la zona casa per casa alla ricerca di elementi antifascisti e renitenti, fucilare sul posto chi era in possesso di armi, arrestare e portare a Cesena chi era privo di documenti e tutti i renitenti alla leva.
Nel caso i ricercati non fossero presenti in casa, i fascisti avrebbero dovuto arrestare i familiari maschi e “idonei” dei ricercati, in modo da indurre questi ultimi a presentarsi al comando fascista della Guardia nazionale repubblicana di Cesena.
Al rastrellamento presero parte i militi del battaglione “Venezia Giulia” e fascisti di Cesena iscritti al PFR (fra i 300 e i 500 uomini, secondo fonti differenti).
L’azione iniziò all’alba del 29 aprile 1944 e investì le località di Martorano, Ronta, San Martino, San Giorgio, Calabrina e Bagnile. Gli antifascisti noti di Martorano e i renitenti alla leva furono concentrati davanti alla Casa del fascio sulla via Ravennate.
Durante la perquisizione delle abitazioni i fascisti fermarono Guglielmo Urbini, padre di un partigiano dell’8a brigata Garibaldi che si trovava a casa malato, e Gino Fusconi, fratello di Giuseppe, partigiano della 29a Gap, a sua volta antifascista e già arrestato a gennaio dello stesso anno e detenuto per circa tre mesi.
I fascisti inoltre fermarono la corriera Cesena-Ravenna e individuati a bordo due slavi, a suo tempo fuggiti da un campo di prigionia, li fecero scendere. I due slavi, Urbini e Fusconi furono uccisi nei pressi del fiume Savio nel quale i fascisti gettarono i corpi di Fusconi e dei due slavi. Giovanni Barbanti, fermato mentre rientrava a casa, fu ucciso in un campo del podere Ceccarelli posto fra Ronta e Martorano. Secondo la relazione del CLN e secondo le testimonianze, i fascisti lo uccisero per sottrargli una somma di denaro vista dai militi durante il controllo dei documenti.
Nella stessa operazione di Bagnile, i fascisti uccisero Valentino Morigi, Giorgio Bartolini e Secondo Fusignani.
Secondo il CLN la popolazione fu costretta ad assistere alla fucilazione dei due slavi. Solo il cadavere di uno dei due e quello di Fusconi vennero ritrovati qualche tempo dopo; i familiari di Barbanti poterono recuperare il corpo nel campo dei Ceccarelli solo dopo alcuni giorni, ma secondo la testimonianza della nipote di Barbanti i fascisti non concessero il permesso di celebrare i funerali.

Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5002