La Resistente

Cicloturistica della memoria
sui luoghi delle stragi nazifasciste nel cesenate

Domenica 15 Aprile 2018 - Cesena

CICLOTURISTICA DELLA MEMORIA

A poco più di 70 anni dalla Liberazione dal fascismo, dramma e lutto che hanno invaso anime e territori sembrano sbiaditi.
Fortunatamente la generazione che subì le conseguenze più estreme della crudele dittatura pensò bene di lasciare monumenti in memoria degli eventi.
La Resistente vuole ricordare i luoghi teatro della storia collegandoli con il più resistente dei mezzi di trasporto: la bicicletta.
La bicicletta fu l’emblema della Resistenza, usato da staffette e partigiani per muoversi e portare comunicazioni e armi. La stessa bicicletta, oggi, diventa per noi mezzo per recuperare la memoria.

Con La Resistente pedaleremo attraverso la memoria collegando i luoghi delle stragi nazifasciste sul territorio cesenate.

Per rendere La Resistente adatta a tutti saranno presenti due percorsi.

Percorso Breve
30 Km – adatto a tutti
Passaggi: Martorano - Bagnile - San Giorgio - Gattolino - Ponte Ruffio - Piazza del Popolo

Percorso Lungo
60 Km e 730 m di dislivello – per ciclisti più esperti
Certificato medico agonistico richiesto se non in regola con tesseramento ciclismo riconosciuto da convenzione con FCI.
Passaggi: Martorano - Bagnile - San Giorgio - Gattolino - Ponte Ruffio - San Tomaso - Carpineta - Sorrivoli - Roversano - Rocca Malatestiana

Modalità di Partenza
Iscrizione e partenza libera dalle ore 7:30 dal piazzale dell'AUSER Cesena ingresso Via Mura Eugenio Valzania, 22

Iscrizione
La quota di iscrizione è di 4 euro per entrambi i percorsi e comprende:

  • Mappa del percorso
  • Ristoro di Bagnile (per tutti)
  • Ristoro di Sorrivoli (solo per i partecipanti del percorso lungo)
  • Pasta party all’arrivo
Puoi partecipare a La Resistente con qualsiasi tipo di bicicletta.
Ogni partecipante è tenuto a valutare la fattibilità del percorso in funzione del mezzo a disposizione e della propria condizione fisica. Le strade saranno aperte al traffico, pertanto si fa l’obbligo del rispetto del codice della strada.
Il casco è obbligatorio. Acqua, kit di riparazione e buon umore possono migliorarti la giornata.

Valida come 7a prova della Medio Fondo d’la Caveja.
La Resistente è soggetta al regolamento UISP. La manifestazione è assicurata da UNIPOL SAI. Manifestazione ciclistica aperta a tesserati UISP, FCI ed enti riconosciuti dal CONI che abbiano sottoscritto la convenzione con FCI.
In caso di maltempo sarà valida l'iscrizione sul posto. La società organizzatrice declina qualunque responsabilità per quanto possa accadere a cose e persone prima, durante e dopo la manifestazione.


Info e Contatti
info@laresistente.it
Facebook: laresistentecicloturistica

Clicca per esplorare il percorso lungo

PERCORSO LUNGO

Per cicloturisti esperti

  • 60 Km - 730 mt di dislivello - pendenza max 20%
  • 2 Ristori: Bagnile e Sorrivoli
  • Passaggio per 9 luoghi di memoria
- Komoot (Altimetria)
- Apri Google Map (Planimetria)
- Scarica la traccia GPX
- Guarda il video 3D

PERCORSO BREVE

Per tutti

  • 30 Km
  • 1 Ristoro: Bagnile
  • Passaggio per 6 luoghi di memoria
- Apri Google Map (Planimetria)
- Scarica la traccia GPX
- Guarda il video 3D

Clicca per esplorare il percorso breve

LUOGHI DI MEMORIA

I luoghi che attraverseremo, le date degli eccidi, i nomi delle vittime dei nazifascisti e le loro storie.

Martorano

29 aprile 1944

  • Guido Barbanti, 44 anni, mercante di bestiame, partigiano della 29a GAP
  • Otello Fusconi, 17 anni, partigiano della 29a GAP
  • Guglielmo Urbini, 43 anni, operaio, partigiano della 29a GAP
  • 2 slavi fuggiti da campi di prigionia tedeschi e unitisi alla Resistenza

Nell’aprile 1944 i partigiani di Cesena misero a punto una serie di azioni contro i fascisti e di atti di sabotaggio; in due di queste azioni, il 26 e il 28 aprile 1944, i partigiani uccisero due militi del battaglione “Venezia Giulia”.
Il capo della provincia di Forlì inasprì le norme sul coprifuoco e ordinò che fosse operato un rastrellamento a Cesena con particolare attenzione alle frazioni note per la presenza di antifascisti.
Nell’operazione eseguita dalla GNR sotto la direzione del comando provinciale di Forlì, i fascisti avevano l’ordine di setacciare la zona rastrellata casa per casa alla ricerca di elementi antifascisti e renitenti, fucilare sul posto chi era in possesso di armi, arrestare e portare a Cesena chi era privo di documenti e tutti i renitenti alla leva.
Nel caso i ricercati non fossero presenti in casa i fascisti dovevano arrestare i familiari maschi “idonei” dei ricercati in modo da indurre questi ultimi a presentarsi al comando fascista della Guardia nazionale repubblicana di Cesena.
Al rastrellamento presero parte i militi del battaglione “Venezia Giulia” e fascisti di Cesena iscritti al PFR (circa 300 uomini, secondo altre fonti 500).
Il rastrellamento iniziò all’alba del 29 aprile 1944 e investì le località di Martorano, Ronta, San Martino, San Giorgio, Calabrina e Bagnile (Forlì Cesena). Gli antifascisti noti di Martorano e i renitenti alla leva furono concentrati davanti alla Casa del fascio sulla via Ravennate.
Durante la perquisizione delle abitazioni i fascisti fermarono Guglielmo Urbini, padre di un partigiano dell’8. brigata Garibaldi che si trovava a casa malato, e Gino Fusconi, fratello del partigiano della 29. Gap Giuseppe, a sua volta antifascista e già arrestato dai fascisti a gennaio del 1944 e detenuto per circa tre mesi.
I fascisti inoltre fermarono la corriera Cesena-Ravenna e individuati a bordo due slavi, a suo tempo fuggiti da un campo di prigionia, li fecero scendere. I due slavi, Urbini e Fusconi furono uccisi nei pressi del fiume Savio nel quale i fascisti gettarono i corpi di Fusconi e dei due slavi. Giovanni Barbanti, fermato mentre rientrava a casa, fu ucciso in un campo del podere Ceccarelli posto fra Ronta e Martorano. Secondo la relazione del CLN e secondo le testimonianze i fascisti lo uccisero per sottrargli una somma di denaro vista dai militi durante il controllo dei documenti.
Nella stessa operazione a Bagnile (Forlì Cesena) i fascisti uccisero Valentino Morigi, Giorgio Bartolini e Secondo Fusignani (v. Episodio di Bagnile (Forlì Cesena), 29 aprile 1944).
Secondo il CLN la popolazione fu costretta ad assistere alla fucilazione dei due slavi. Solo il cadavere di uno dei due e quello di Fusconi vennero ritrovati qualche tempo dopo; i familiari di Barbanti poterono recuperare il corpo nel campo dei Ceccarelli solo dopo alcuni giorni, ma secondo la testimonianza della nipote di Barbanti i fascisti non concessero il permesso di celebrare i funerali.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5002

Bagnile

19 ottobre 1944

  • Luigi Benini, 28 anni, impiegato, partigiano della 29a GAP
  • Angelo Sasselli, 29 anni, colono, partigiano della 29a GAP
  • Giovanni Solfrini, 32 anni, colono, partigiano della 29a GAP

Negli ultimi giorni di permanenza dei tedeschi nel territorio di Cesena partigiani e civili riuscirono a catturarne alcuni e a consegnarli alle truppe alleate.
Giovanni Solfrini, attivo nel movimento partigiano della zona, catturò un militare tedesco e lo rinchiuse nella propria abitazione, ma il tedesco riuscì a fuggire e ad avvisare i suoi compagni.
In seguito a tale avvenimento, e poiché sospettavano i civili di Bagnile di fare segnalazioni agli alleati, i tedeschi effettuarono un rastrellamento radunando alcune persone e concentrandole dietro ad una casa.
Tre dei fermati furono uccisi: si trattava di Giovanni Solfrini, Luigi Benini e Angelo Sasselli.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4928

26 luglio 1944

  • Antonio Cecchini, 19 anni, partigiano della 29a GAP

Il 26 luglio 1944 Cecchini, che si era nascosto in un rifugio nascosto in un pagliaio nei pressi della casa dei nonni materni a Bagnile, forse a causa del caldo, uscì dal rifugio per andare a prendere dell’acqua.
Fu visto da alcuni tedeschi che gli chiesero i documenti. Cecchini disse che sarebbe andato in casa a prenderli e una volta entrato in casa cercò di fuggire dal retro.
I tedeschi lo videro e gli spararono.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4930

20 luglio 1944

  • Torello Latini, 38 anni, commerciante di stoffe di Fabriano (AN)
  • Piero Maganza, 20 anni, falegname di Vernate (MI)

Nei pressi dell’abitazione della famiglia di Aldo Zamagna in via Rovescio a Bagnile (Forlì Cesena) nel luglio del 1944 stazionavano due militari tedeschi di un battaglione Autieri incaricati di portare rifornimenti al fronte, che avevano familiarizzato con gli abitanti del podere.
Il 19 luglio 1944 mentre i due militari si trovavano nell’aia della famiglia Zamagna arrivarono due partigiani per ucciderli.
Solo uno dei due tedeschi fu ucciso; l’altro si salvò per l’intervento della moglie di Aldo Zamagna, Pia Brighi, e quando altri tedeschi acquartierati nella vicina casa dei fratelli di Aldo Zamagna, Gino e Armando, accorsi sull’aia radunarono i componenti della famiglia Zamagna forse a scopo di rappresaglia, sventò la fucilazione dicendo che la famiglia non era collegata al movimento partigiano.
In realtà Aldo Zamagna era partigiano (riconosciuto nella 29. Gap) e la sua casa era un punto di riferimento e un luogo di riunioni del movimento partigiano della zona; anche il fratello di Aldo, Gino Zamagna, fu riconosciuto partigiano nella 29. Gap.
Per rappresaglia quattro uomini incarcerati a Forlì a disposizione del comando della polizia di sicurezza e del servizio di sicurezza delle SS (Sipo-SD) furono prelevati dal luogo di detenzione, portati nella zona di Bagnile e impiccati a due alberi.
Si trattava di quattro uomini arrestati nelle Marche e trasferiti a Forlì: i due fratelli Agapito e Torello Latini, Pietro Maganza e Virgilio Lucci.
Torello Latini e Maganza furono impiccati a Bagnile in via Rovescio, mentre Agapito Latini e Lucci furono impiccati a San Giorgio (Forlì Cesena) lungo strada per Bagnile al Botteghino.
I corpi furono lasciati esposti in modo da terrorizzare la popolazione.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4929

8 giugno 1944

  • Filippo Gasperoni, 37 anni

Nato a Cesena (Forlì) il 1° aprile 1907, fucilato a Forlì l'8 giugno 1944.
Emigra nel 1925 in Argentina, nel 1933 torna in Italia e un anno più tardi, durante il servizio di leva, viene condannato dal Tribunale speciale per offese al Duce.
Terminata la detenzione e rientrato al servizio militare diserta in Jugoslavia ed in seguito al suo ritorno in patria viene condannato dal Tribunale militare.
Cessato il periodo di reclusione a Gaeta, e successivamente congedato, torna nella nativa Cesena dove trova lavoro presso l'Arrigoni, fabbrica dove è presente una importante cellula antifascista.
Qui, in seguito ad un diverbio con un collega in merito alla guerra civile spagnola, viene condannato a due anni di confino che sconterà a Pisticci (Matera). Dopo la caduta del fascismo la sua casa di Bagnile diventa punto di riferimento dei primi gruppi partigiani, che avrebbero poi dato vita alla 29a Brigata GAP "Gastone Sozzi".
Gasperoni, viene catturato dai nazifascisti il 20 aprile 1944 a Bagnile, tradotto nel carcere di Forlì e successivamente fucilato l'8 giugno. Fonte: http://partigiano.bagnile.it/docs/Timeline3.pdf

29 aprile 1944

  • Giorgio Bartolini, 19 anni, di Bagnile (FC)
  • Secondo Fusignani, 21 anni, calzolaio di Pisignano (RA)
  • Urbano Morigi, 21 anni, operaio di San Giorgio (FC)

Nell’aprile 1944 i partigiani di Cesena misero a punto una serie di azioni contro i fascisti e di atti di sabotaggio; in due di queste azioni, il 26 e il 28 aprile 1944, i partigiani uccisero due militi del battaglione Venezia Giulia.
Il capo della provincia di Forlì inasprì le norme sul coprifuoco e ordinò che fosse operato un rastrellamento a Cesena con particolare attenzione alle frazioni note per la presenza di antifascisti.
Nell’operazione eseguita dalla Guardia nazionale repubblicana sotto la direzione del comando provinciale di Forlì, i fascisti avevano l’ordine di setacciare la zona rastrellata casa per casa alla ricerca di elementi antifascisti e renitenti, fucilare sul posto chi era in possesso di armi, arrestare e portare a Cesena chi era privo di documenti e tutti i renitenti alla leva.
Nel caso i ricercati non fossero presenti in casa i fascisti dovevano arrestare i familiari maschi “idonei” dei ricercati in modo da indurre questi ultimi a presentarsi al comando fascista della Guardia nazionale repubblicana di Cesena.
Al rastrellamento presero parte i militi del battaglione Venezia Giulia e fascisti di Cesena iscritti al PFR (circa 300 uomini, secondo altre fonti 500).
Il rastrellamento iniziò all’alba del 29 aprile 1944 e investì le località di Martorano, Ronta, San Martino, San Giorgio, Calabrina e Bagnile.
I rastrellati a Bagnile (antifascisti noti, renitenti alla leva e parenti dei ricercati che i fascisti non riuscirono a trovare) furono concentrati davanti alla Casa del fascio.
A Bagnile furono uccisi Secondo Fusignani, renitente che si era nascosto in un campo con altri giovani nei pressi di Bagnile e che i fascisti avevano individuato, ferendolo ad una gamba e facendolo poi trasportare a Bagnile su un carro; Valentino Morigi, renitente alla leva, catturato nei pressi della sua abitazione a San Giorgio con un altro renitente; e Giorgio Bartolini, catturato nella sua abitazione dove era rimasto pensando di non doversi nascondere perché ritenuto rivedibile per la leva dato il suo fisico minuto.
Nella stessa operazione di rastrellamento a Martorano i fascisti uccisero Guglielmo Urbini, Gino Fusconi e due slavi, a suo tempo fuggiti da un campo di prigionia (v. Episodio di Martorano (FC), 29 aprile 1944) e Giovanni Barbanti.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4931

San Giorgio

22 agosto 1944

  • Ernesto Barbieri, 40 anni, di San Giorgio (FC) Presidente del CLN di Cesena
  • Colombo Barducci, 25 anni, colono di Ronta (FC)

Nella seconda metà di agosto del 1944 le Brigate nere riuscirono, grazie alla collaborazione di alcuni delatori tra cui un ex partigiano catturato (secondo alcuni testimoni poteva trattarsi di un infiltrato), a individuare un gruppo di marinai disertori che volevano unirsi alle formazioni partigiane (uccisi a Ponte Ruffio: v. Episodio di Ponte Ruffio (FC), 18 agosto 1944) e numerosi membri dei Gap della zona di Cesenatico (FC), in parte uccisi (v. Episodio di Cesena, Rocca (FC), 3 settembre 1944).
Nel corso delle operazioni che portarono agli arresti, il 22 agosto 1944 i fascisti, grazie ad una delazione, si presentarono a casa del colono Colombo Barducci al confine fra Ronta e San Giorgio (FC), dove si era appena conclusa una riunione di antifascisti.
Colombo Barducci e Ernesto Barbieri, presidente del Cln di Cesena, che era ancora a casa di Barducci, tentarono di fuggire, ma i fascisti li uccisero. Secondo la documentazione dell’Anpi di Forlì-Cesena Barbieri restò ferito e fu un fascista a finirlo a colpi di pistola.
Urbano Fusconi, presente alla riunione, riuscì a nascondersi in un primo momento, ma fu individuato e arrestato dai fascisti che lo rinchiusero nella Rocca Malatestiana di Cesena e lo uccisero il 3 settembre 1944 con altri sette uomini allo sferisterio della Rocca (v. Episodio di Cesena, Rocca (FC), 3 settembre 1944).
Con lui furono arrestati anche Pietro Barducci e suo cognato che furono quasi subito rilasciati.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5543

20 luglio 1944

  • Agapito Latini, 44 anni, commerciante di stoffe di Fabriano (AN)
  • Virgilio Lucci, 68 anni, possidente terriero di Coldellanoce (AN)

Nei pressi dell’abitazione della famiglia di Aldo Zamagna in via Rovescio a Bagnile (Forlì Cesena) nel luglio del 1944 stazionavano due militari tedeschi di un battaglione Autieri incaricati di portare rifornimenti al fronte che avevano familiarizzato con gli abitanti del podere.
Il 19 luglio 1944 mentre i due militari si trovavano nell’aia della famiglia Zamagna arrivarono due partigiani per ucciderli. Solo uno dei due tedeschi fu ucciso; l’altro si salvò per l’intervento della moglie di Aldo Zamagna, Pia Brighi, e quando altri tedeschi acquartierati nella vicina casa dei fratelli di Aldo Zamagna, Gino e Armando, accorsi sull’aia radunarono i componenti della famiglia Zamagna forse a scopo di rappresaglia, sventò la fucilazione dicendo che la famiglia non era collegata al movimento partigiano.
In realtà Aldo Zamagna era partigiano (riconosciuto nella 29. Gap) e la sua casa era un punto di riferimento e un luogo di riunioni del movimento partigiano della zona; anche il fratello di Aldo, Gino Zamagna, fu riconosciuto partigiano nella 29. Gap.
Per rappresaglia quattro uomini incarcerati a Forlì a disposizione del comando della polizia di sicurezza e del servizio di sicurezza delle SS (Sipo-SD) furono prelevati dal luogo di detenzione, portati nella zona di Bagnile e impiccati a due alberi.
Si trattava di quattro uomini arrestati nelle Marche e trasferiti a Forlì: i due fratelli Agapito e Torello Latini, Pietro Maganza e Virgilio Lucci.
Torello Latini e Maganza furono impiccati a Bagnile in via Rovescio, mentre Agapito Latini e Lucci furono impiccati a San Giorgio lungo strada per Bagnile al Botteghino.
I corpi furono lasciati esposti in modo da terrorizzare la popolazione.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5018

29 maggio 1922

  • Giovanni Collina

Giovanni Collina è trucidato la notte del 29 maggio 1922 a San Giorgio di Cesena.
Sta dormendo su un pagliericcio preparatogli con due tavoli nel Circolo Comunista della borgata dove si è rifugiato per sfuggire ad una vendetta fascista, dopo uno scontro con gli squadristi di Cervia.
Ma a seguito d’una delazione, le camicie nere riescono a scoprire il nascondiglio.
Trovatolo, feriscono gravemente il Collina con cinque colpi di pistola, gli versano addosso una latta di benzina e danno fuoco a quel corpo morente.
Giovanni Collina, iscritto al Partito Comunista, muore dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Cesena.

Gattolino

13 agosto 1944

  • Primo Targhini, 19 anni, di Gattolino
  • Renato Medri, 24 anni, di Gattolino

Due partigiani giovanissimi, Renato Medri (nato a Cesena il 27/08/20 e residente a Gattolino) e Primo Targhini (nato a Cesena IL 20/02/25 e residente a Gattolino) furono fucilati dai nazifascisti il 13/08/44.
La fucilazione avvennne davanti ad una vigna, attualmente non più esistente, nel campo, al momento coltivato a grano, in cui ancora oggi si erge il Cippo in loro memoria.
I due partigiani appartenevano alla formazione della bassa cesenate centuriata, i GAP (gruppo di azione patriottica), sostenuti dalla solidarietà delle famiglie contadine di quel luogo.
I due giovani avevano disertato la chiamata alle armi dell'esercito fascista per combattere per gli ideali della libertà e della democrazia.
In seguito ai rastrellamenti della bassa cesenate, indicata come "Ferro di cavallo" rifugio dei partigiani, da parte dei nazifascisti dalla primavera del 1944, i due partigiani furono trovati sotto ad un pagliaio, catturati, legati con le mani dietro la schiena e fucilati senza possibilità di difesa perché trovati in possesso di armi.
Fonte: http://www.pietredellamemoria.it/pietre/cippo-ai-partigiani-medri-renato-e-targhini-primo-gattolino-di-cesena/

Ponte Ruffio

18 agosto 1944

  • Arnaldo Gaza, 19 anni, di Cesenatico (FC)
  • Tullio Giorgetti, 18 anni, di Rimini
  • Isacco Hakim, 27 anni, commerciante di Bologna
  • Rino Liverani, 18 anni, di Imola (BO)
  • Dino Ricci, 20 anni, di Cesenatico (FC)
  • Giuseppe Poggiali, 34 anni, commerciante di Russi (RA)
  • Angelo Prodi, 22 anni, di Ravenna
  • Guglielmo Zannuccoli, 18 anni, bracciante di Cesenatico (FC)

Nella seconda metà di agosto del 1944 le Brigate nere riuscirono, grazie alla collaborazione di alcuni delatori, tra cui un ex partigiano catturato (secondo alcuni testimoni poteva trattarsi di un infiltrato), a individuare numerosi membri dei Gap della zona di Cesenatico (FC), in parte uccisi (v. Episodi di San Giorgio (FC), 22 agosto 1944 e Cesena, Rocca (FC), 3 settembre 1944) e un gruppo di marinai disertori.
Il gruppo era composto dal maresciallo Giuseppe Poggiali e dai giovani Gino Gusella, Rino Liverani, Angelo Prodi, Tullio Giorgetti, Guglielmo Zannuccoli e Sauro Casali in servizio al semaforo marittimo militare di Cesenatico fino al suo smantellamento, dopo il quale il gruppo decise di disertare e di unirsi alle formazioni partigiane.
Per farlo presero contatto con antifascisti e partigiani della zona di Cesenatico e si spostarono nei dintorni di Cesena per partire per l’Appennino e raggiungere l’8ª brigata Garibaldi.
La sera del 18 agosto 1944 il gruppo, a cui si erano aggiunti altri tre uomini che volevano aggregarsi ai partigiani (Dino Ricci, Arnaldo Gaza e Isacco “Sascia” Hakim), si trovava a Ponte Ruffio nella casa colonica della famiglia Pieri.
Qui, grazie ad una delazione di uno dei partigiani che aveva indirizzato i marinai in zona e che dopo essere stato catturato svolgeva il ruolo di informatore dei fascisti, venti o trenta brigatisti neri di Cesena (secondo alcune fonti unitamente ad alcuni tedeschi) raggiunsero i marinai e gli altri tre uomini che si erano uniti a loro, li fecero prigionieri e, legatili tutti insieme, li portarono al centro del ponte di Ruffio e li uccisero sparando loro. Sauro Casali si salvò perché all’arrivò dei fascisti si trovava fuori dalla casa e fuggì.
Gino Gusella fu legato con gli altri, ma fu solo ferito ad un braccio e si salvò fingendosi morto tra i corpi dei compagni.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5537

San Tomaso

29 settembre 1944

  • Augusto Ridolfi, 48 anni coloni a S. Tommaso
  • Primo Ridolfi, 53 anni coloni a S. Tommaso
  • Amedeo Ridolfi, 25 anni
  • Giuseppe Piraccini, 44 anni
  • Armando Vicini, 30 anni
  • Ubaldo Farabegoli, 18 anni

L'eccidio di San Tomaso è uno degli episodi più efferati avvenuto nel nostro territorio durante il passaggio del fronte.
Sotto i colpi dei nazi-fascisti caddero: i fratelli Augusto e Primo Ridolfi, coloni a S. Tommaso, rispettivamente di 48 e 53 anni, il figlio di quest'ultimo Amedeo di 25 anni, Giuseppe Piraccini di 44 anni, Armando Vicini di 30 anni, Ubaldo Farabegoli, di appena 18 anni.
Erano stati arrestati due giorni prima, il 27 settembre, in seguito al ritrovamento di armi nei pressi dell'abitazione della famiglia Ridolfi.
Riconosciuti tutti come partigiani della 29° Brigata Gap, furono giustiziati alla mezzanotte del 29 settembre a colpi di mazzetta alla nuca e gettati in una fossa comune.
Particolarmente tragico il destino di Armando Vicini che, stando alla perizia medica eseguita sul suo corpo, non fu ucciso dal colpo alla testa, ma morì soffocato nella tomba improvvisata.

Carpineta

4 ottobre 1944

  • Raffaele Gnudi, 34 anni, meccanico di Borghi (FC)
  • Guido Renzi, 24 anni, perito industriale impiegato di Borghi (FC)
  • Mario Renzi, 32 anni, agricoltore di Borghi (FC)
  • Guerrino Vandi, 29 anni, di Viserba (RN)

Il 27 settembre 1944 una pattuglia di militari indiani appartenenti al contingente britannico giunse a San Martino (FC), lungo la rotabile Borghi-Sogliano nei pressi di Cesena che divideva lo schieramento tedesco da quello alleato, e fu accolta con gioia dagli abitanti di casa Renzi e da altri civili rifugiati nelle grotte scavate nel tufo vicino all’abitazione.
Alcuni tedeschi attaccarono casa Renzi e al termine dell’azione, costrinsero cinque uomini italiani (Gnudi, Vandi, i due cugini Renzi, Guido e Mario, e l’anziano padrone di Casa Adamo Renzi), accusati di essere favoreggiatori degli Alleati, a seguirli per trasportare i feriti all’ospedale da campo di Santa Paola.
Solo Adamo Renzi fu lasciato libero di tornare a casa, mentre gli altri furono costretti a proseguire con i tedeschi fino a Carpineta, raggiunta dopo 3 giorni, il 30 settembre 1944, e a restare con i tedeschi nella sede del loro comando insediato nell’abitazione della famiglia Strada che era stata costretta a lasciare la casa e a vivere in un rifugio improvvisato.
Il 4 ottobre 1944 i quattro italiani prigionieri furono fucilati dai tedeschi dopo essere stati obbligati a scavarsi la fossa.
I loro corpi furono sepolti da alcuni civili nei pressi del luogo dell’uccisione; in seguito furono traslati nei cimiteri dei rispettivi luoghi di residenza.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5499

Roversano

5 maggio 1944

  • Guido Boschi, 21 anni, falegname di Roversano (FC)

Il 5 maggio 1944 Geremia Colli, iscritto al PFR e milite della GNR, e un soldato tedesco che era con lui dalla sera precedente (quando i due lanciarono alcune bombe a mano nel paese senza motivo) spararono alcuni colpi di moschetto dalla finestra della casa di Colli a Roversano.
Restò colpito un milite del battaglione M che si trovava in zona per un’operazione di polizia. I militi fascisti, ritenendo che si fosse trattato di fuoco nemico, organizzarono un’immediata rappresaglia.
Nei primi interrogatori rilasciati agli inquirenti nel dopoguerra Colli disse che i compagni del milite colpito dagli spari si recarono a casa sua e lo schiaffeggiarono e minacciarono come responsabile, ma saputo che era un milite della GNR, gli chiesero di indicare le case degli antifascisti (forse in base ad una lista sempre secondo una dichiarazione di Colli).
Alcuni militi si recarono a casa di Boschi che non era in casa.
Boschi fu però visto da un altro gruppo di fascisti vicino al cimitero, individuato come renitente alla leva (pare fosse invece esonerato dal servizio militare) e ucciso.
Inoltre i fascisti picchiarono alcune persone, fermarono alcuni uomini e secondo alcuni testimoni avrebbero minacciato di incendiare il paese.
Il corpo di Boschi fu lasciato sul luogo dell’uccisione e solo dopo l’ottenimento del permesso fu possibile seppellirlo nel cimitero di Roversano.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5010

Rocca Malatestiana

3 settembre 1944

  • Adamo Arcangeli, 24 anni, di Cesenatico
  • Gino Cecchini, 33 anni, barbiere di Cesenatico
  • Urbano Fusconi, 21 anni, meccanico di Cesena
  • Gino Quadrelli, 31 anni, marinaio di Cesenatico
  • Sebastiano Sacchetti, 32 anni, operaio di Cesenatico
  • Gino Sintoni, 32 anni, colono di Cesena
  • Urbano Sintoni, 37 anni, manovale di Cesena
  • Oberdan Trombetti, 35 anni, di Bologna

Nella seconda metà di agosto del 1944 le Brigate nere riuscirono, grazie alla collaborazione di alcuni delatori, tra cui un ex partigiano catturato (secondo alcuni testimoni poteva trattarsi di un infiltrato), a individuare un gruppo di marinai disertori che volevano unirsi alle formazioni partigiane (uccisi a Ponte Ruffio: v. Episodio di Ponte Ruffio (FC), 18 agosto 1944) e numerosi membri dei Gap della zona di Cesenatico (FC).
Nei giorni attorno al 20 agosto 1944 i fascisti arrestarono Urbano e Gino Sintoni nella loro abitazione di Villalta di Cesenatico. Sebastiano Sacchetti, Oberdan Trombetti, Gino Quadrelli e Gino Cecchini furono catturati nella casa di quest’ultimo a Bagnarola di Cesenatico: i quattro uomini erano fra i responsabili dell’affondamento di due barconi nel porto canale di Cesenatico, risalente al luglio 1944, congegnato ed attuato per evitare che i nazisti prendessero i barconi e li affondassero all’entrata del porto con lo scopo di impedire agli Alleati l’ingresso a Cesenatico.
Urbano Fusconi fu invece catturato a San Giorgio (FC) il 22 agosto 1944, quando i fascisti irruppero a casa del colono Colombo Barducci dove si era da poco conclusa una riunione di antifascisti tra cui il responsabile del Cln di Cesena Ernesto Barbieri (v. Episodio di San Giorgio (FC), 22 agosto 1944): Fusconi riuscì a fuggire e a nascondersi, ma fu trovato e arrestato.
Tra gli arrestati di quei giorni vi erano anche Adamo Argangeli, Dino Ricci, Dario e Clara Sintoni, fratello e sorella di Gino e Urbano, Iris Casadio, cognata dei Sintoni. Antonio Sintoni, marito di Iris e fratello di Gino e Urbano riuscì a fuggire.
In una relazione del settembre 1944 per il capo della provincia di Forlì stesa dal segretario del Fascio di Cesena Guido Garaffoni, alla testa delle Brigate nere nelle operazioni di agosto 1944, si nominano tra gli arrestati grazie alle delazioni Maria Di Lorenzo, Afra Montanari, Giovanna Brandolini, Giuseppina Manuzzi, Pia Battistini, Mario Lumini, Giulio Pellicciari, Quinta Buccelli, Ester Buccelli, Armando Faraoni, Elmo Farnedi, Romeo Motta deportati in Germania.
Dei catturati, Arcangeli, i fratelli Urbano e Gino Sintoni, Trombetti, Quadrelli, Cecchini, Sacchetti e Fusconi furono condotti alla Rocca Malatestiana di Cesena e, dopo essere stati interrogati e torturati, la sera del 3 settembre 1944 furono portati, legati con un’unica fune, nello sferisterio della Rocca e fucilati.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5524

Piazza del Popolo

4 aprile 1944

  • Werther Ricchi, 32 anni, operaio di Cesena

Ricchi fu arrestato il 23 marzo 1944 e messo a disposizione del segretario del fascio di Cesena. Fu torturato a lungo.
Il 4 aprile 1944 venne fatto ricoverare in ospedale dai fascisti della GNR poiché era gravemente ferito alla testa. Secondo i fascisti si era ferito in un tentativo di suicidio gettandosi dalla finestra della cella. La versione antifascista sostiene invece che i fascisti abbiano dichiarato che Ricchi tentò di suicidarsi per nascondere la reale causa della morte, cioè le torture.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4934

22 gennaio 1944

  • Mario Guidazzi, 47 anni, rappresentante di commercio di Cesena

Il 22 gennaio 1944 a Cesena, durante un corteo fascista per prelevare dall’ospedale la salma di un milite ucciso e celebrarne il funerale, Guidazzi fu prima minacciato e picchiato da due militi del battaglione Guardia del Duce e infine ucciso dal sergente maggiore dello stesso reparto.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4940

10 gennaio 1944

  • Dino Cappelli, 30 anni, di Cesena

La sera del 10 gennaio 1944 Dino Cappelli fu portato nella mensa tedesca di Cesena, dove un militare tedesco gli sparò accusandolo di aver sottratto del burro dalla mensa dove lavorava come cameriere.
Morì il giorno 11 gennaio 1944.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4935

25 dicembre 1943

  • Eugenio Magnani, 60 anni, operaio di Cesena

Eugenio Magnani fu ucciso a Cesena nella sua abitazione all’alba del 25 dicembre 1943 da un milite fascista dell’82. legione della Milizia di Forlì, facente parte di una pattuglia di tre militi guidata da un appartenente al 76. battaglione costiero fortezza.
Secondo la documentazione fascista l’uccisione è da mettere in relazione con il tentativo di individuare gli autori di alcuni attentati a fascisti avvenuti a Cesena e Forlì nei giorni precedenti il Natale 1943.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4941

16 ottobre 1943

  • Renato Montalti, 18 anni, operaio di Cesena

Il 16 ottobre 1943 Renato Montalti si recò, insieme a sua madre Rina Dall’Ara e ad altre persone, alla caserma Amedeo di Savoia di Cesena per raccogliere legna e altro materiale di casermaggio abbandonato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Mentre stava per andarsene, Montalti incontrò un giovane fascista che conosceva, e questi, pare dopo avergli parlato o intimato di fermarsi, lo uccise mentre Montalti stava attraversando il fiume per raggiungere la madre sull’altra riva.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4939

10 luglio 1944

  • Antonio Fantini, contadino

Il 10 luglio 1944 militi della GNR fermarono una quarantina di persone che erano sospettate di aver saccheggiato la raffineria Montecatini danneggiata da bombardamento. Antonio Fantini non si fermò quando gli fu intimato l’alt e per questo i fascisti lo uccisero.
Fonte: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4938

6 febbraio 1928

  • Gastone Sozzi

Nato a Cesena l'8 marzo 1903, morto nel carcere di Perugia il 6 febbraio 1928, ragioniere.
Dirigente del circolo giovanile socialista di Cesena, e, dopo la scissione del 1921, nel nuovo Partito Comunista, organizzatore di gruppi di difesa contro lo squadrismo fascista, nell'agosto del '22 dovette fuggire dalla Romagna riparando a Torino presso l'Ordine Nuovo, perché ricercato dai fascisti e dalla polizia con l'accusa di aver partecipato a uno scontro a fuoco a Cesenatico, dove era stato ferito l'autista di un deputato fascista, poi deceduto. In dicembre il partito lo mandò in Unione Sovietica: a Leningrado, ora San Pietroburgo, ricevette una preparazione ideologica e militare presso l'Istituto "Tolmaciov".
Rientrato in Italia nel luglio 1925, fece il servizio militare stabilendo rapporti con ufficiali e soldati che mantenne poi, nel '26 e '27, come dirigente della sezione del Centro interno del PCI che si occupava del lavoro militare.
Nel settembre 1927 partecipò a una "scuola di partito" organizzata dal Centro estero in Svizzera, a Basilea, come insegnante della materia militare. Arrestato a Milano nel novembre 1927, fu trasferito nel carcere di Perugia, dove fu sottoposto a interrogatori e a torture: "Volevano sapere da lui i nomi degli ufficiali e dei soldati con i quali era in collegamento" (Pietro Secchia, L'azione svolta dal Partito Comunista in Italia durante il fascismo, Milano 1970, pag. 57, nota).
La notte fra il 6 e il 7 febbraio 1928, secondo la versione ufficiale, fu trovato morto nella sua cella per suicidio, ma l'autopsia richiesta fu negata. Secondo la testimonianza della moglie, Norma Ballelli, che lo vide morto, il corpo non aveva segni intorno al collo. La notizia, nascosta in Italia, ebbe invece una risonanza internazionale.
In Francia si sviluppò una "Campagna Gastone Sozzi" contro i delitti del fascismo nelle carceri italiane. La notizia ebbe risonanza negli ambienti frequen-tati dagli antifascisti anche in Messico e a Cuba. In Spagna, nel 1936, la prima formazione militare degli antifascisti italiani accorsi in difesa della Repubblica, ebbe il nome di "Centuria Gastone Sozzi". Anche nella guerra di Liberazione in Romagna operò la Brigata "Gastone Sozzi". Fonte: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1095/gastone-sozzi

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Sarà possibile iscriversi a La Resistente dalle ore 7:30 dal piazzale dell'AUSER Cesena ingresso Via Mura Eugenio Valzania, 22
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